Autunno in Barbagia: quando la Sardegna apre le porte delle sue case
C’è un momento, in Sardegna, in cui sembra che l’estate finisca davvero.
Non è necessariamente quando le giornate diventano più corte o quando arriva il primo fresco.
È quando le persone iniziano a tornare nei paesi.
Quando le strade si riempiono di nuovo.
Quando dalle case arriva il profumo del pane, dei dolci, della legna.
Quando qualcuno apre una porta e ti invita a entrare: è settembre.
E in Barbagia settembre è anche l’inizio di un viaggio che dura fino a dicembre: Autunno in Barbagia.
La Sardegna che non ti aspetti
Per molti la Sardegna è soprattutto mare.
Ma basta allontanarsi dalla costa e salire verso il cuore dell’isola per incontrare un’altra Sardegna.
Una Sardegna fatta di montagne, boschi, piccoli paesi, strade strette e case in pietra.
Una Sardegna che non si mette in mostra ma si racconta.
E forse è proprio per questo che Autunno in Barbagia mi piace così tanto.
Perché non è una manifestazione che ti invita semplicemente a guardare.
Ti invita a entrare.
Cortes Apertas: aprire una porta significa raccontare una storia
Tutto è iniziato a Oliena con Cortes Apertas: le porte delle case, delle corti e degli spazi tradizionali vengono aperte e trasformate in luoghi dove incontrare artigiani, produttori e abitanti del paese.
E questa immagine della porta aperta secondo me racchiude perfettamente lo spirito della manifestazione.
Una porta aperta è un invito.
Significa: entra, guarda, assaggia, chiedi.
Dietro quella porta puoi trovare qualcuno che prepara il pane, una donna che lavora al telaio, un artigiano che lavora il legno, qualcuno che ti racconta come si prepara un dolce tradizionale.
E magari finisci per parlare per mezz’ora con una persona che non avevi mai incontrato.
È questo il bello.
La tradizione non è esposta. È vissuta.
Ogni weekend, un paese diverso
Autunno in Barbagia non è una festa di un solo giorno e nemmeno di un solo paese.
È un lungo viaggio attraverso il cuore della Sardegna.
Ogni weekend un paese apre le proprie porte e racconta la propria identità.
E ogni paese lo fa a modo suo.
Ci sono i colori dei costumi tradizionali, la musica, i balli, i canti.
Ci sono gli artigiani e i loro laboratori.
Ci sono le antiche case del centro storico.
Ci sono le cantine.
E poi c’è il cibo.
Tanto, tantissimo cibo.
Una festa che si mangia
Perché diciamolo: conoscere la Sardegna significa anche sedersi a tavola.
Durante queste feste puoi assaggiare pane, formaggi, salumi, pasta fresca, carne, dolci tradizionali e prodotti che magari non avevi mai incontrato prima.
Ma anche qui c’è qualcosa che va oltre il semplice assaggio.
Spesso qualcuno ti spiega come si prepara.
Qual è la ricetta.
Da dove arriva.
Quando veniva preparata.
Chi l’ha insegnata a chi.
E improvvisamente quel pezzo di pane o quel dolce non è più soltanto qualcosa da mangiare.
È una storia.
I miei 5 paesi da non perdere
Se non avete mai vissuto Autunno in Barbagia, il mio consiglio è di non cercare di vedere tutto.
Scegliete un paese.
Poi magari tornate il weekend successivo per scoprirne un altro.
E se dovessi scegliere da dove cominciare, questi sarebbero alcuni dei miei preferiti.
1. Oliena – per iniziare dalla storia
Oliena è il luogo da cui tutto è partito.
È perfetta per capire lo spirito di Cortes Apertas e per immergersi nella cultura del territorio.
Qui la festa diventa un percorso tra vicoli, corti, tradizioni e sapori.
2. Orgosolo – per i suoi muri che raccontano
Orgosolo è impossibile da dimenticare.
I suoi murales trasformano le strade del paese in una grande galleria a cielo aperto.
È un luogo dove camminare, osservare e leggere.
Perché qui anche i muri hanno qualcosa da dire.
3. Mamoiada – per scoprire le sue maschere
Mamoiada è uno di quei paesi che sembrano custodire un mondo intero.
Qui la tradizione dei Mamuthones e degli Issohadores è profondamente legata all’identità della comunità.
E visitare il paese durante l’autunno significa avvicinarsi a una parte importantissima della cultura barbaricina.
4. Gavoi – per fermarsi senza fretta
Gavoi è uno di quei posti in cui consiglio di rallentare.
Passeggiare, guardare le case, entrare nelle corti, assaggiare qualcosa e lasciarsi sorprendere.
Perché forse il modo migliore per vivere Autunno in Barbagia è proprio questo:
non avere fretta.
5. Aritzo – per sentire l’autunno
Boschi, montagne, castagne e profumi autunnali.
È la Sardegna che cambia stagione.
Quella che magari non avete immaginato quando avete prenotato un viaggio nell’isola.
Ed è proprio per questo che vale la pena andarci.
Non venite solo per vedere
Se posso darvi un consiglio, è questo.
Non organizzate la vostra giornata come se doveste semplicemente spuntare delle cose da una lista.
Non dite: “Abbiamo visto il paese.”
Perché un paese non si vede in un’ora, un paese si ascolta.
Si attraversa.
Si assaggia.
Si annusa.
Si osservano le persone.
Si fanno domande.
E soprattutto si entra nelle sue storie.
Quindi, quando arrivate, lasciate un po’ di spazio all’imprevisto.
Entrate in una corte anche se non sapete cosa troverete.
Mi piace pensare che Autunno in Barbagia rappresenti perfettamente quello che succede in Sardegna quando arriva settembre.
Dopo mesi in cui l’isola sembra appartenere soprattutto ai visitatori, lentamente torna a essere dei suoi abitanti.
Forse è anche per questo che settembre mi sembra sempre un nuovo inizio.
Un piccolo Cabudanni.
Un momento per fermarsi, respirare e scegliere una nuova direzione.
E se siete in Sardegna in autunno, io vi consiglio di farlo proprio così:
prendete una strada verso l’interno, scegliete un piccolo paese e lasciatevi guidare dai profumi che arrivano dalle case.
Perché qualche volta, per scoprire davvero un luogo, non serve andare lontano.
Basta attraversare una porta.
E in Barbagia, in autunno, ce ne sono tante che aspettano di essere aperte.

